MAL DI SCHIENA ED ERNIA DISCALE | STUDIO MEDICO BOVE - Prof. Francesco Bove

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MAL DI SCHIENA ED ERNIA DISCALE| STUDIO MEDICO BOVE
La colonna vertebrale ha lo scopo di sostenere e ammortizzare il carico del corpo, gli eventuali sovraccarichi esterni e quelli provenienti dall’impatto dei piedi col suolo.  Una delle funzioni è quella di proteggere il midollo spinale, che si estende dalla base del cervello fino alle vertebre lombari, dalle quali si diramano i fasci nervosi che raggiungono gli arti inferiori. Le vertebre sono separate da un disco che funziona da cuscinetto ammortizzatore. La rachialgia, il dolore fisso in un qualsiasi punto della colonna vertebrale, detta “mal di schiena”, e` un sintomo diffuso nella popolazione adulta dei paesi industrializzati.

Le cause
Generalmente, le lesioni al rachide si creano a chi si occupa di lavori manuali che comportano sollevamenti pesanti, ma anche la prolungata stazione seduta, come la guida su lunghe distanze e condizioni particolari come la gravidanza, l’altezza, l’obesità, il fumo, la dismetria degli arti inferiori, sono causa di forti dolori.

E’ un dolore dovuto a un’ eccessiva tensione muscolare, derivante da stress fisico e psicologico, tale da creare una compressione continua della colonna vertebrale.

La postura e l’attività fisica non corretta possono provocare un trauma da sovraccarico, che crea una soluzione di continuo sul disco intervertebrale,  compromettendone progressivamente il ricambio nutrizionale, determinando cosi` un assottigliamento per disidratazione. L’assottigliarsi dei dischi provoca una sofferenza cronica. La pressione sul tessuto nervoso causato da una protrusione discale o da un’ernia del disco (ossia la fuoriuscita del nucleo polposo presente al centro del disco verso il midollo spinale o verso le radici nervose) può determinare la classica sintomatologia dolorosa e parestetica della “rachialgia”.

Trattamento
Terapia farmacologica
Nei casi di lombalgia o lombosciatalgia acuta, il trattamento d’urgenza è farmacologico (cortisone). Deve seguire un’immediata visita specialistica.

● Terapia infiltrativa
Nei casi di lombalgia o lombosciatalgia cronica, si consiglia il consulto dello specialista ortopedico che eseguirà un’accurata visita medica e richiederà accertamenti diagnostico-strumentali (RX, RMN, EMG). Nell’artrosi vertebrale è indicato il trattamento infiltrativo con cortisone, che ha la funzione di ridurre la fase infiammatoria.

● Fisioterapia
Durante il trattamento medico o infiltrativo, la patologia lombare può essere trattata anche con programmi fisioterapici personalizzati (magnetoterapia, elettroterapia, massoterapia, ecc)

● Terapia chirurgica
Se i trattamenti sopracitati non hanno avuto gli effetti desiderati, si prende in considerazione l’intervento chirurgico.
Non sempre è necessario l’intervento chirurgico “a cielo aperto”.

● PLD (Discectomia lombare percutanea)
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Tale metodica viene applicata nei casi di protrusione discale o ernia contenuta entro 6mm. Lo spazio interessato maggiormente da questa patologia è L4 – L5.
Viene utilizzato un apparecchio motorizzato (dekompressor) costituito da un ago provvisto di una spirale. In sala operatoria e  sotto controllo radioscopico, lo strumento viene introdotto all’interno del disco. Si esegue una discografia e si aziona il dekompressor, che avvolge il tessuto discale asportandolo. Questo procedimento provoca una decompressione sulla radice nervosa.
L’intervento viene eseguito in anestesia locale in regime di ricovero ordinario o day surgery.

● Interventi a cielo aperto:
Tale metodica viene applicata nei casi di ernia discale espulsa che provoca compressione sul sacco durale o sulla radice nervosa.

● Laminotomia
Si esegue l’asportazione di parte del disco e parte della  lamina, a cui segue la liberazione della radice nervosa.

● Laminectomia
Si esegue l’asportazione di parte del disco e dell’intera lamina con processo spinoso incluso.
L’intervento viene eseguito in regime di ricovero ordinario e in anestesia generale.

Dopo l’intervento

● PLD
Il paziente indossa un busto in stoffa e stecche per 30 giorni al termine dei quali inizia un programma fisioterapico fino al successivo controllo ortopedico. La ripresa funzionale è quasi immediata.

● Interventi a cielo aperto
Il paziente indossa un busto in stoffa e stecche per almeno 30 giorni. Rimane a letto fino alla rimozione dei punti di sutura (circa 10 giorni dall’intervento). La ripresa funzionale dipende dalla gravità della patologia. Tuttavia, in circa 3 mesi il paziente può riprendere la normale attività fisica.

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